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FEBBRE PRIMAVERILE 1 parte

FEBBRE PRIMAVERILE 1 parte

Di Marco Benecchi

La partenza per l’apertura della caccia al capriolo in Slovenia era stata volutamente rimandata per evitare il plenilunio, tanto amato dai cacciatori di cinghiali e di orsi del Centro Europa, ma poco gradito da chi pratica la caccia agli altri ungulati. Già in passato avevo avuto modo di verificare che la luna piena non aiuta l’appassionato cacciatore che, per guadagnarsi un buon trofeo, ha a disposizione soltanto pochi giorni. In montagna specialmente, in un periodo durante il quale si susseguono gite turistiche e trecking, con la luna i selvatici escono al pascolo a notte fonda e rientrano nel bosco che ancora non è sorto il sole, disertando quasi totalmente le zone di pastura all’alba ed al tramonto. Il motto di Jones, il mio amico Guardiacaccia Sloveno che mi avrebbe accompagnato era: “Turistico niente bono!“ Eh sì, tutto il mondo è paese, solo che in Slovenia se incontri una comitiva di turisti mentre trasporti a valle un capriolo nello zaino ti chiedono se possono fotografarti e magari si mettono a studiare anche il trofeo. La caccia al maschio di capriolo in maggio è una tradizione molto sentita dai cacciatori europei. Il fascino che suscita questo piccolo, nobile cervide e la bellezza della natura in primavera è un richiamo irresistibile. Per me e per i miei amici è diventata una vera e propria “Febbre”. Quell’anno il nostro gruppo era veramente numeroso. In tutto, tra cacciatori ed accompagnatori, eravamo in dodici. Anche declinando le numerose richieste di conoscenti ed amici che volevano aggregarsi, eravamo comunque riusciti a raggruppare una bella comitiva di fedelissimi. L’appuntamento con le guide locali era presso un caratteristico ristorantino di Kamnik, bellissima cittadina turistica sita a pochi chilometri dal confine austriaco, pulita, ordinata ed accogliente. Ci fu subito comunicato che ogni singola SLD (come vengono chiamate le famiglie di caccia slovene), per motivi logistici non poteva ospitare più di tre cacciatori alla volta. Jones, sicuramente uno tra i migliori accompagnatori che ho mai conosciuto, con un impercettibile cenno del capo invitò mio padre a salire sulla sua Lada Niva. La prima “selezione“ era stata fatta. Con noi si fermarono anche “il mio fratello di macchia” Pietro ed un caro amico altoatesino, Paolo.

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Noi tre avremmo cacciato in montagna, mentre gli altri, sempre in gruppi da tre, sarebbero andati a guadagnarsi qualche buon trofeo in pianura. Scaricammo armi e bagagli nel piccolo albergo “Gamsu” (camoscio in sloveno) e Jones si offrì di portarmi la carabina. Mi chiese se avevo portato la Remington 700 BDL in calibro 243 Winchester. Alla mia conferma mi raccontò che ultimamente molti cacciatori avevano preso l’abitudine di usare per il capriolo calibri come il 7 mm RM, i 300 Magnum e l’ 8 X 68 S, giustificando quelle scelte perché volevano essere certi di un abbattimento “pulito” e per non correre il rischio di perdere un animale ferito che poi doveva essere comunque pagato. L’amico sloveno, rassegnato, fece spallucce come a voler dire che purtroppo non poteva farci niente. Pietro sperava di poter utilizzare il suo nuovo, splendido Kipplauf Sabatti SKL 98 calibro 7 x 65 R, mentre Paolo di Merano, esperto cacciatore di montagna, aveva con sé un ottimo Steyr Mannlicher Stutzen in calibro 22-250 Remington, con il quale aveva abbattuto non so quanti camosci ed anche alcuni daini. Tutte le nostre armi montavano ottiche Swarovsky 3 – 12 x 50. Mio padre, maniaco dell’alimentazione, corse subito in cucina per “regalare” alla Signora Fraja, cuoca e moglie del padrone, tre chili di spaghetti, una lattina d’olio d’oliva, una damigiana di vino rosso e una serie di spezie, compreso il prezzemolo indispensabile per le nostre abitudini culinarie mediterranee. La sveglia trillò alle tre e mezza e, cosa insolita in maggio, il cielo era meraviglioso e senza che nessuna nuvola minacciasse la nostra caccia. Sembrava d’essere in gennaio nella mia amata Maremma. Ognuno partì per le proprie zone di caccia, che potevano distare tra loro anche parecchi chilometri. Il mio “Vecchio” affermò che non solo Jones & Company conoscevano tutti i caprioli del comprensorio per nome, ma anche i loro spostamenti nelle varie ore del giorno secondo il variare delle condizioni meteorologiche. Dopo un breve, quanto infruttuoso aspetto, optammo subito per la Pirsch (la caccia alla cerca). Era la tecnica che io e quel furbacchione dello sloveno (instancabile camminatore) preferivamo. Più a gesti che a parole gli feci capire che ero interessato a dei trofei modesti, di selezione, per un puro e semplice motivo “venale”. Avevo avuto delle “ristrutturazioni” in casa e quindi non era il caso di farmi prendere dalla frenesia del trofeo. Continua….

 

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