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Come tarare il cannocchiale in aperta campagna - II parte

Come tarare il cannocchiale in aperta campagna - II parte

di Marco Benecchi

E’ necessario ottenere il permesso del proprietario ed avvisare anche le autorità competenti sulle nostre intenzioni. La legge consente di praticare il tiro a segno in aperta campagna a patto di rispettare le elementari regole di sicurezza e del buon senso. Detto ciò, dovremo procurarci la seguente attrezzatura:
1) Un tavolo rigido e pesante, meglio se fissato al terreno.
2) Uno sgabello regolabile in altezza.
3) Un supporto dove fissare i bersagli (è sufficiente una comunissima pedana di legno tipo ”palletts” da posizionare con dei tondini di ferro da costruzione di volta in volta a secondo alla distanza voluta).
4) Uno Spotting Scope (ottimo anche lo Specktive che usiamo a caccia) da 30 a 60 ingrandimenti per il controllo dei bersagli
5) Un buon appoggio.
L’appoggio è il punto cruciale di tutto il sistema. Non si tara un’arma sul cofano della macchina, appoggiati al ramo di un albero o peggio ancora a braccio sciolto. Il tiratore deve stare comodo e l’arma deve essere praticamente immobile. Gli appoggi maggiormente usati nei poligoni sono del tipo da “Bench Rest”, con i sacchetti in pelle ripieni di sabbia, c’è chi utilizza dei cavalletti specifici per le tarature come gli Outers o i modelli venduti da Kettner e Frankonia con appoggio anteriore simile ad un Crick a rombo di una automobile. Oltre che stabili e robusti devono permettere almeno la regolazione verticale.

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C’è chi usa anche dei bipiedi “tattici” tipo Harris, B-Square o Versa Pod, che, pur ottimi per la caccia, non sono altrettanto versatili per la prima regolazione dell’arma. A proposito di prima regolazione, durante il montaggio dell’ottica è buona norma procedere ad un allineamento di massima, non tanto per risparmiare colpi, quanto per non incorrere nello spiacevole inconveniente che mentre stiamo sparando ci accorgiamo che i “click” del nostro cannocchiale non sono sufficienti per la centratura. Può sembrare strano, ma vi garantisco che spesso è necessario modificare gli attacchi per poter azzerare il cannocchiale. Esistono degli ottimi collimatori per una macrotaratura in “bianco”, ottici o a raggio laser. Se operiamo su una carabina Bolt Action, una volta tolto l’otturatore e bloccata la carabina, si può anche traguardare un bersaglio dalla canna e poi farlo coincidere con il reticolo. Oppure, nel caso di una semiautomatica o di un basculante, sempre con l’arma immobile, è necessario puntare un bersaglio con tacca e mirino e sovrapporci la croce dell’ottica. Sono operazioni semplici, ma che consentono di conoscere in anticipo se il montaggio dell’ottica è corretto. Adesso che siamo pronti possiamo iniziare la nostra taratura. Fissiamo alla pedana di legno, con delle puntine da disegno, un bersaglio dalle dimensioni di un foglio di carta formato A3 (295 x 420 mm) con al centro un cerchio scuro di 50 mm di diametro e poi posizioniamola ad una distanza di 50 metri. Comodamente seduti imbracciamo l’arma in modo naturale, senza stringere troppo il calcio ma attenti ad accostarlo bene alla spalla. La calciatura deve adagiarsi sul “Rest” e il reticolo deve essere perfettamente verticale. Se allo sparo la croce è inclinata a destra il colpo va a sinistra e viceversa. La pressione del dito sullo scatto sarà graduale per evitare colpi di “dito” o di “spalla”, che spesso sono la causa di scarti impensabili e non lasciatevi intimorire dal rinculo (piuttosto fastidioso quando si spara seduti) prima ancora di aver sparato. Ho testato vari modi di imbracciare durante queste sedute e sono arrivato alla conclusione che la mano debole, quella che non spara per intenderci, sarebbe meglio che non toccasse l’arma. In molti la posizionano sull’ottica, altri addirittura ci stingono l’astina, ma credo sia meglio ridurre al minimo le variabili introdotte dal tiratore toccando l’arma il meno possibile. Dopo il primo colpo, se siamo convinti che sia partito bene, ne tiriamo un altro o al massimo altri due, per verificare con la rosata la precisione della nostra arma. Poi, una volta controllato dove sono andati a finire i nostri colpi, che a cinquanta metri di distanza si vedono già nell’ottica della carabina senza ricorrere allo Spotting Scope, iniziamo con la regolazione.

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