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E pur si muove!

di Roberto Mazzoni della Stella

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La celeberrima frase, “e pur si muove”, attribuita al grande Galileo Galilei, potrebbe fare, con tutto il rispetto che si deve al fondatore della moderna scienza e fatte le debite proporzioni, al caso nostro. Nel desolato panorama della gestione della piccola selvaggina stanziale ci sono, infatti, delle novità interessanti e senza dubbio consolanti. Intendiamoci: niente di eclatante, ma comunque qualcosa di significativo si sta, appunto, muovendo.
Nonostante le spaventose difficoltà in cui si dibatte oggigiorno la gestione delle zone di ripopolamento e cattura e delle zone di rispetto venatorio, tra i pochi cacciatori che bene o male si dedicano ancora con grandi sacrifici personali al governo di questi istituti, si sta facendo largo una nuova consapevolezza.
Innanzitutto, la presa di coscienza che per questo tipo di strutture, stante l’attuale contenuta produttività faunistica del territorio, non sono più indispensabili, salvo motivate eccezioni, dimensioni superiori ai 500 ettari per le prime e ai 150-300 ettari per le seconde. Allo stesso tempo si è venuta evidenziando l’importanza sia della qualità degli ambienti in esse presenti sia del contesto ambientale nel quale sono inserite.
In particolare risulta ormai evidente a molti cacciatori la necessità di contenere al massimo la presenza del bosco al loro interno e viceversa aumentare, per quanto possibile, la loro distanza dalle aree vocate al cinghiale. In altre parole, si sta prendendo atto del rilevante ruolo predatorio svolto dai cinghiali nei confronti dei nidi dei fagiani, dei leprotti e talvolta anche dei riproduttori di queste due specie.
Si sta dunque gradualmente facendo strada l’esigenza di una nuova classificazione del territorio basata su due nuove categorie: le aree vocate al cinghiale e le aree vocate alla piccola selvaggina stanziale. Ed è proprio all’interno di queste ultime che incomincia ad essere concepita l’ideale e razionale collocazione tanto delle zone di ripopolamento e cattura quanto delle zone di rispetto venatorio.
Anche l’esigenza di una collocazione pianificata degli istituti pubblici all’interno delle aree vocate alla piccola selvaggina viene avvertita come un obiettivo da raggiungere, sia pure gradualmente, per creare una situazione di naturale ripopolamento dei territori di caccia tramite l’irradiamento spontaneo di lepri e fagiani da parte di queste strutture.
Da qui l’esigenza di dotare le zone di ripopolamento e cattura e le zone di rispetto venatorio di confini cacciabili di confini di nuova concezione, tali cioè da consentire ai cacciatori di poter esercitare la propria passione senza incorrere nel pericolo di violare la legge. Via perciò le tabelle, ovunque sia possibile s’intende, dalle strade asfaltate, dai binari delle ferrovia ecc., favorendone al contrario la collocazione lungo i corsi d’acqua di ogni dimensione, i crinali, ecc. I nuovi istituti pubblici, infatti, vengono immaginati non più come una sorta di casseforti inespugnabili, bensì come dei gocciolatoi dai quali la piccola selvaggina dovrebbe uscire, appunto, goccia a goccia, durante l’intero arco di durata della stagione venatoria.
Perché, e qui sta un’ulteriore novità di non poco conto, si riconosce che la politica dei ripopolamenti più o meno pronta caccia è arrivata ormai al capolinea. La caccia a fagiani e lepri limitata, di fatto, ai primissimi giorni successivi all’apertura della caccia, così come i tradizionali ripopolamenti sono in grado di offrire (non sempre!), dovrebbe lasciare il passo ad un’attività venatoria, come è del resto negli auspici di tutti i cacciatori appassionati di piccola selvaggina, prolungata a tutta la stagione venatoria.
E questa nuova coscienza sta muovendo i primi passi in alcune realtà, dove i cacciatori si sono rimboccati le maniche e hanno incominciato ad applicare concretamente la nuova filosofia gestionale basata sulla duplice azione di miglioramento degli ambienti, in favore non solo dell’alimentazione ma anche della riproduzione di lepri e fagiani, e di contenimento efficace e tempestivo dei predatori: volpi, cornacchie e gazze.

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